Biagio Conte esule in Europa

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IN QUESTO NUMERO

IN PRIMO PIANO

  • L’Arcivescovo accompagna con la preghiera il viaggio di Biagio Conte in Europa

 

NOTIZIE DIOCESIPA

  • Appello dell’Ufficio di Pastorale della salute alla donazione di sangue
  • Premiati i partecipanti al concorso fotografico del Festino 2019
  • Cause di Beatificazione: Sidoti, Chôsuke e Haru e Di Vitale

 

NOTIZIE DALLE PARROCCHIE E DALLE ASSOCIAZIONI

  • Programma Pozzo Sicar Anno pastorale 2019/2020
  • Al via la festa in onore di Sant’Anna, patrona di Santa Flavia

 

AGENDA DEGLI APPUNTAMENTI

  • Festeggiamenti in onore di Santa Rosalia a Montepellegrino
  • Messaggio per la 14ª Giornata Nazionale per la Custodia del Creato
  • Sul Tgweb l’intervento dell’Arcivescovo alla conclusione del Festino

I CHIAROSCURI di Giuseppe Savagnone

  • Che è accaduto alla nostra anima?

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IN PRIMO PIANO

1. L’Arcivescovo accompagna con la preghiera il viaggio di Biagio Conte in Europa

Carissimo Fratel Biagio, ho letto con particolare commozione le parole che hai voluto scrivermi in questo pellegrinaggio “profetico” che stai percorrendo sulle strade della nostra Europa e Ti prometto che accompagnerò ogni Tuo passo con la mia paterna preghiera e la mia costante attenzione.

Condivido pienamente ciò che hai scritto e unisco il mio dolore al Tuo per i tanti, troppi, fratelli scartati da questa società che sembra sempre più assumere l’istanza della chiusura come suo peculiare “statuto”. Lo spirito di arroganza e discriminazione, figlio di questa mentalità, non può essere accolto da chi ha scelto di vivere la propria esistenza secondo l’insegnamento del Signore Gesù che per noi si è spogliato di ogni cosa divenendo Lui stesso uno straniero, un pellegrino che, a differenza degli uccelli e delle volpi, non ha avuto dove posare il capo. Noi cristiani siamo discepoli di un Maestro che non ha nido né tana, come i tanti fratelli e sorelle lasciati oltre i muri e i confini imposti dall’uomo e in cui siamo chiamati a riconoscere, come sottolinea il Vangelo di Matteo, i Suoi stessi lineamenti, “l’avete fatto a me”.

Invoco dunque, caro Fratello, la mia benedizione su di Te perché sia il Signore stesso a guidarTi lungo questo cammino e il Tuo messaggio di speranza e accoglienza, impregnato di profumo evangelico, possa raggiungere le nazioni che visiterai e gli organismi europei, così bisognosi di una rinnovata conversione.

Un abbraccio benedicente

+ Corrado Lorefice

Arcivescovo

 

NOTIZIE DIOCESIPA

1. Appello dell’Ufficio di Pastorale della salute alla donazione di sangue

“Dio ama chi dona con gioia!” (2Cor 9,6). Con queste parole l’Ufficio diocesano di Pastorale della salute, diretto da Paola Geraci, con il consenso dell’Arcivescovo, mons. Corrado Lorefice, desidera richiamare l’attenzione al tema della donazione del sangue, che in questi mesi estivi ha una riduzione, determinata certamente dal clima di vacanza e di riposo, che  tutti desideriamo.

Purtroppo la necessità di ricevere il sangue non va in vacanza e non dà riposo a tanti malati, specialmente ai pazienti talassemici, il cui benessere dipende FORTEMENTE dal ricevere la trasfusione  di sangue.

A Palermo, nei giorni feriali, le donazioni possono essere effettuate presso i reparti di Medicina Trasfusionale degli ospedali “Villa Sofia”, “V. Cervello”, Policlinico “Paolo Giaccone” e “Civico”, oltre che presso le Associazioni volontarie dei donatori (ADVS, AVIS, ATES, AIMATOS, FRATRES, Ass. Donatori di Sangue  “Massimo Fiore”, THALASSA). Sarebbe un generoso segno di condivisione organizzare raccolte di sangue presso le Parrocchie dei luoghi della Diocesi dove nei mesi estivi aumenta la popolazione, perché  luoghi di villeggiatura.

Confidiamo nell’ascolto di questo appello, che è stato già raccolto dai vari corpi delle forze dell’ordine, che sono sempre di esempio di generosità.

Auguriamo a tutti un sereno tempo di riposo, fiduciosi che anche nei mesi  estivi possa crescere lo spirito del samaritano.

2. Premiati i partecipanti al concorso fotografico del Festino 2019

La foto di Maria Pia Barraco che ha fotografato un anziano in carrozzina durante la processione del 15 luglio scorso, ha vinto la terza edizione del Concorso fotografico organizzata la Parrocchia della Cattedrale e dall’Ufficio per le Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi di Palermo, in occasione del 395° Festino in onore di Santa Rosalia. Al 2° posto si è classificata Irene Sole con una foto che ha immortalato due piccoli tamburinai davanti la grotta di Santa Rosalia e al 3° posto Vito Ferri che ha illustrato l’urna di Santa Rosalia con lo sfondo della Luna. La premiazione si è svolta stamani al termine della celebrazione Eucaristica.

“Abbiamo avuto serie difficoltà a scegliere le foto più belle – dichiara il parroco della Cattedrale mons. Filippo Sarullo perché molte altre meritavano di vincere. Abbiamo premiato quelle che a nostro parere, aldilà della tecnica, hanno rappresentato un momento significativo della processione di Santa Rosalia”. Al concorso hanno preso parte anche Fabio Caltanissetta, Gaetano Cannata, Caterina Cardinale, Angelo Contorno, Giuseppe Costanzo, Adriana Dolce, Francesco Durante, Serafina Geraci, Roberto Giardiniere, Anna Maria Lucia, Ilaria Morreale, Pietro Picone, Salvatore Picone, Martina Rinascimento e Paolo Terruso.

 3. Cause di Beatificazione: Sidoti, Chôsuke e Haru e Di Vitale

Il Postulatore delle cause di Beatificazione: Sidoti, Chôsuke e Haru e Di Vitale, don Mario Torcivia, comunica i nuovi IBAN delle suddette Cause di beatificazione:

Sidoti, Chôsuke e Haru: IT 70 G0306909606100000165092

Di Vitale: IT 39 L0306909606100000152042

Il Postulatore comunica inoltre, la propria disponibilità, a presentare le figure dei suddetti Servi di Dio in incontri parrocchiali, nell’ambito dei festeggiamenti in onore dei santi patroni dei Paesi e in qualunque altra occasione ritenuta opportuna dai presbiteri.

NOTIZIE DALLE PARROCCHIE E DALLE ASSOCIAZIONI

1. Programma Pozzo Sicar Anno pastorale 2019/2020

Il “Gruppo Pastorale Pozzo di Sicàr” della Parrocchia dell’Annunciazione del Signore, organizza per l’8° anno il programma dell’anno 2019/2020 che si svolgerà la penultima domenica del mese dal 15 settembre 2019 al 21 giugno 2020, dalle ore 15.30 alle 17.30.

Il gruppo è un organo ufficiale del nuovo ufficio Pastorale familiare dell’Arcidiocesi di Palermo (Consulta e 6 Vicariati) Direttore Mons. Alerio Montalbano, Condirettori i coniugi (counsellors ad indirizzo gestaltico) proff. Giovanni Pillitteri e Antonella Lo Papa. La metodologia applicata (elaborata da Novembre 2013 dai Tutors, dai quali viene effettuata una preliminare analisi familiare delle coppie di fedeli separati, divorziati, risposati o conviventi, sotto tutti i profili evidenziati dalla Sacra scrittura, dall’Amoris Laetitia, dal Magistero della Chiesa Cattolica, dal vigente Codice di Diritto canonico e dal Codice civile italiano, materie sulle quali è imperniata la nostra missione) è fondata sul seguente percorso pastorale contemplato dal cap. 8 della citata Esortazione Apostolica Post Sinodale Amoris Letitia. Il Percorso prevede, Catechesi mensili, Discernimento continuativo personale e di coppia in foro interno con il parroco, colloqui psico-antropologici con la Religiosa Psicopedagogista per le coppie e figli, su richiesta, relazioni giuridiche dell’Avvocato ecclesiastico e civilista, (consulenza gratuita, sul piano del volontariato e della carità cristiana) integrate da incontri professionali (Nullità matrimoniale) su richiesta, dialoghi con una Assistente sociale operante presso Consultori familiari di Palermo, convegni pastorali, giuridici e psicoterapeutici con Docenti di Teologia, Diritto canonico/civile, Psicologia.

Programma:

  1. Il processo canonico di nullità matrimoniale: Sergio Bellafiore
  2. Profili teologici dell’Eucarestia: Marcella Varia
  3. Il Perdono nell’accezione pastorale dell’Amoris Laetitia: don Cesare Rattoballi
  4. Aspetti psico–sociologici della fraternità nel percorso pastorale: Suor Gabriella Bandini
  5. L’ispirazione dello Spirito Santo: A.T. e N.T. Melania Giacalone
  6. La configurazione della famiglia secondo il Papa: Daniela Giganti
  7. La dinamica pastorale della legge di gradualità: Damiano Cadar
  8. Il fondamento ecclesiologico della pastorale Familiare: Coniugi (counsellors ad indirizzo gestaltico) Giovanni Pillitteri e Antonella Lo Papa
  9. La ratio iuris del capitolo 8 di Amoris Letitia: Francesco Trombetta
  10. Incontro conclusivo con l’Arcivescovo mons. Corrado Lorefice.

 2. Al via la festa in onore di Sant’Anna, patrona di Santa Flavia

Entrano nel vivo nella parrocchia diretta da don Saverio Civlilleri, i festeggiamenti in onore di Sant’Anna, patrona di Santa Flavia.

Giovedì 25 Luglio 2019 – Triduo Solenne

Ore 08.00 – Ufficio delle Letture e Lodi

Ore 08.30 – Santo Rosario

Ore 09.00 – Santa Messa

Ore 09.45 – Ora Media

Ore 17.30 – Novena di Sant’Anna

Ore 18.00 – Primi Vespri Solennità di  Sant’Anna

Ore 18.30 – Tamburinai Folkloristici di Ficarazzi

Ore 19.00 – Posa dei fiori Statua Esterna a cura dei Vigili del fuoco

Ore 19.00 – Canto e ballo Talent Kids Santa Flavia

Venerdì 26 Luglio 2019 – Solennità di Sant’Anna

Ore 08.00 – Ufficio delle Letture e Lodi

Ore 08.30 – Santo Rosario

Ore 09.00 – Santa Messa

Ore 09.00 – Giro Bandistico Banda “Senettone”

Ore 11.00 – Santa Messa

ore 18.00  – Giro Bandistico Banda “Senettone”

ore 18.00 – Santo Rosario

ore 18.30 – Santa Messa

ore 20.00 – Processione del Simulacro di Sant’Anna Vie Ungheria, Greco, Restivo, Daponte, La Barbera, Consolare, Borsellino, San Marco, Consolare, Campofranco, Stazione, Gambino, Gumina, Pezzillo, Perez, Filangeri

ore 23.00 – Giochi Pirotecnici

 

AGENDA DEGLI APPUNTAMENTI

1. Festeggiamenti in onore di Santa Rosalia a Montepellegrino

In occasione dei Festeggiamenti in onore di Santa Rosalia a Montepellegrino, il reggente del Santuario p. Gaetano Ceravolo, ha organizzato per martedì 3 settembre 2019, una serie di eventi. Alle ore 18 si svolgerà la santa messa e alle ore 20.30 l’Adorazione Eucaristica, quindi alle  20.30 il pellegrinaggio diocesano dalle falde del monte (Largo A. Sellerio) e alle ore 21.30 e alle 23.30 la santa messa.

 2. Messaggio per la 14ª Giornata Nazionale per la Custodia del Creato

Quante sono le tue opere, Signore” (Sal. 104, 24) Coltivare la biodiversità Imparare a guardare alla biodiversità, per prendercene cura: è uno dei richiami dell’Enciclica Laudato Si’ di papa Francesco. Esso risuona con particolare forza nel documento preparatorio per il Sinodo che nell’ottobre del 2019 sarà dedicato all’Amazzonia, una regione che è “un polmone del pianeta e uno dei luoghi in cui si trova la maggior diversità nel mondo” (“Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per un’Ecologia Integrale”, n. 9). La Giornata per la Custodia del Creato del prossimo 1 settembre, è allora quest’anno per la Chiesa italiana un’occasione per  conoscere  e  comprendere  quella  realtà  fragile  e  preziosa  della  biodiversità,  di  cui  anche  la nostra  terra  è  così  ricca.  Proprio  il  territorio  italiano,  infatti,  è  caratterizzato  da  una  varietà  di organismi  e  di  specie  viventi acquatici  e  terrestri,  a  disegnare  ecosistemi  che  si  estendono  dagli splendidi boschi delle Alpi – le montagne più alte d’Europa –fino al calore del Mediterraneo.

Uno sguardo contemplativo

Al centro della sezione della Laudato Si’ dedicata alla biodiversità (nn. 32-42) c’è uno sguardo contemplativo rivolto  ad alcune  aree  chiave  del  pianeta –dal  bacino  del  Congo,  alle  barriere coralline,  fino  alla  foresta  dell’Amazzonia – sedi   di una   vita   lussureggiante   e  differenziata, componente  fondamentale  dell’ecosistema   terrestre.   Prende  così corpo  e concretezza la contemplazione  del  grande  miracolo  di  una  ricchezza  vitale, che – evolutasi da  pochi  elementi semplici – si dispiega sul pianeta terra in forme splendidamente variegate. In  tale  sguardo  papa  Francesco sembra fare eco alle parole del Salmo: “Quante sono le tue opere, Signore! Le hai fatte tutte con saggezza; la terra è piena delle tue creature” (Sal. 104, 24). Quel  canto  alla  potenza  creatrice  di  Dio  attraversa  l’intera  Scrittura,  celebrando  l’ampiezza  della Sua   misericordia: “Tu  hai  compassione  di  tutte  le  cose,  perché  tutte  sono  tue”  (Sap.  11, 26). Davvero  il  Dio  trino mostra  la  ricchezza  del  suo  amore  anche  nella  varietà  delle  creature  e  lo stesso sguardo di Gesù alla bellezza del mondo -nota ancora la Laudato Si’ – esprime la tenerezza con cui il Padre guarda ad ognuna di esse (cf. LS n.96). Dopo la Pasqua, poi, le creature “non ci si presentano più come una realtà meramente naturale, perché il Risorto le avvolge misteriosamente e le orienta a un destino di pienezza” (LS. n. 100). Siamo chiamati, dunque, a lasciarci coinvolgere in tale sguardo, per contemplare anche noi – grati, ammirati e benedicenti, come Francesco d’Assisi -le creature della terra ed in particolare il mondo della vita, così vario e rigoglioso.

Uno sguardo preoccupato

Nell’enciclica Laudato  Si’,  però,  l’invito  alla  contemplazione  della  bellezza  si  salda  con  la percezione  della  minaccia  che  grava  sulla  biodiversità,  a  causa  di  attività  e  forme  di  sviluppo  che non ne riconoscono il valore: “per causa nostra migliaia di specie non daranno gloria a Dio con la loro esistenza, né potranno comunicarci il loro messaggio. Non ne abbiamo il diritto” (n. 33). La logica dell’ecologia integrale ricorda che la struttura del pianeta è delicata e fragile,  ma  anche

fondamentale  per  la  vita  della  famiglia  umana.  In  una  creazione  in  cui  tutto  è  connesso,  infatti, ogni creatura – ogni essere ed ogni specie vivente – dispiega il suo grande valore anche nei legami alle  altre.  Intaccare  tale  rete  significa  mettere  a  rischio  alcune  delle  fondamentali  strutture  della vita  con  un  comportamento  irresponsabile.  Si  eviti,  quindi, di  distruggere  realtà  di  grande  valore anche   dal   punto   di   vista   economico,   con   impatti   che   gravano   soprattutto   sui   più   fragili. L’attenzione ai più poveri è condizione di possibilità per una vera salvaguardia della biodiversità. Non  a  caso l’esortazione apostolica Evangelii  Gaudium sottolineava  che  “mediante  la  nostra realtà  corporea,  Dio  ci  ha  unito  tanto  strettamente  al  mondo  che ci  circonda,  che  (…)  possiamo lamentare l’estinzione di una specie come fosse una mutilazione” (n. 215): la perdita di biodiversità è una delle espressioni più gravi della crisi socio-ambientale. Ed anche il nostro paese è esposto ad essa:  con  dinamiche che  interessano  sia  il  mondo  vegetale  che  quello  animale,  depotenziando  la bellezza e la sostenibilità delle nostre terre e rendendole meno vivibili.

Coltivare e custodire la biodiversità

Che fare allora? La stessa Laudato Si ’ricorda che “siamo chiamati adiventare gli strumenti di Dio  Padre,  perché  il  nostro  pianeta  sia  quello  che  Egli  ha  sognato  nel  crearlo  e  risponda  al  suo progetto di pace bellezza e pienezza” (n. 53): siamo chiamati, dunque, a convertirci, facendoci custodi della terra e della biodiversità che la abita. Sarà  importante  favorire  le  pratiche  di  coltivazione realizzate secondo  lo  spirito  con  cui  il monachesimo  ha  reso  possibile  la  fertilità  della  terra  senza  modificarne  l’equilibrio. Sarà necessario utilizzare  nuove  tecnologie  orientate a  valorizzare,  per  quanto  possibile,  il  biologico. Sarà  altresì  importante  conoscere  e  favorire  le  istituzioni  universitarie  e  gli  enti  di  ricerca,  che studiano  la  biodiversità  e  operano  per  la  conservazione  di  specie  vegetali  e  animali  in  via  di estinzione. Si  tratterà,  ancora,  di  opporsi  a  tante  pratiche  che  degradano  e  distruggono  la biodiversità: si  pensi  al land  grabbing,  alla  deforestazione,  al  proliferare  delle  monocolture,  al crescente  consumo  di  suolo  o  all’inquinamento  che  lo  avvelena;  si  pensi  altresì a  dinamiche finanziarie  ed  economiche  che  cercano  di monopolizzare la  ricerca  (scoraggiando  quella  libera)  o addirittura  si  propongono  di  privatizzare  alcune  tecnoscienze  collegate  alla  salvaguardia  della biodiversità. Ma  andranno pure  contrastati -con  politiche efficaci  e  stili  di  vita  sostenibili -quei  fenomeni che  minacciano  la  biodiversità  su  scala  globale,  a  partire  dal  mutamento  climatico.  Occorrerà  al contempo potenziare tutte quelle buone pratiche che la promuovono: anche per l’Italia la sua valorizzazione  contribuisce  in  molte  aree  al  benessere  e  alla  creazione  di  opportunità  di  lavoro, specie nel campo dell’agricoltura, così come nel comparto turistico. Ed ha pure un grande valore il patrimonio  forestale,  di  cui l’uragano  Vaia  ha  mostrato la  fragilità  di  fronte al mutamento climatico. È allora forse il momento   che   ogni   comunità si impegni in una   puntuale   opera   di discernimento  e  di  riflessione,  facendosi  guidare  da  alcune  domande: Qual  è  la  “nostra Amazzonia”? Qual è la realtà più preziosa – da  un  punto  di  vista  ambientale  e  culturale – che  è presente  nei  nostri  territori  e  che  oggi  appare  maggiormente  minacciata? Come  possiamo contribuire  alla  sua  tutela?  Occorre  conoscere  il  patrimonio  dei  nostri  territori,  riconoscerne  il valore, promuoverne la custodia.

Il creato attende

Il  Messaggio  inviato  da  papa  Francesco  per  la  Quaresima  2019  ricorda  che  il  creato  attende ardentemente  la  manifestazione  dei  figli  di  Dio:  attende,  cioè,  che  finalmente  gli  esseri  umani manifestino  la  loro  realtà  profonda  di  figli,  anche  in  comportamenti  di  amore  e  di  cura  per  la ricchezza della vita. Solo un’umanità così rinnovata sarà all’altezza della sfida posta dalla crisi socio-ambientale:   che   lo   Spirito   creatore   guidi   ogni   uomo e   ogni   donna   ad   un’autentica conversione ecologica, secondo la prospettiva dell’ecologia integrale della Laudato Si’, perché – nel dialogo e nella pace tra le diverse fedi e culture – la famiglia umana possa vivere sostenibilmente sulla terra che ci è stata donata.

3. Sul Tgweb l’intervento dell’Arcivescovo alla conclusione del Festino

L’appello ai palermitani dell’arcivescovo mons. Corrado Lorefice durante il discorso da piazza Marina in occasione del Festino di Santa Rosalia, Biagio Conte si fa esule e parte da migrante per andare a piedi in Europa e la Scuola teologica di base si prepara a festeggiare il 40° anniversario delle attività. Sono alcuni dei servizi che questa settimana, propone il Tgweb dell’Arcidiocesi di Palermo, il magazine, ideato e realizzato dall’Ufficio per le Comunicazioni Sociali, con la collaborazione dei Servizi informatici che viene postato il sabato sul sulla pagina Facebook dell’Arcidiocesi e sul sito dell’Arcidiocesi.

Guarda il Tgweb: https://www.youtube.com/user/tgwebdiocesipa

I CHIAROSCURI di Giuseppe Savagnone

1. Che è accaduto alla nostra anima?

Vorrei dedicare questa riflessione non alle vicende politiche di questi ultimi mesi – o forse sarebbe più appropriato dire: di questi ultimi anni –, ma a noi, agli italiani, e a ciò che nel corso di queste vicende è accaduto alla nostra anima. Sì, all’anima delle persone.

Perché anche tanti che pure non credono in un principio immortale dentro l’uomo, anche tanti che sono alieni da prospettive religiose o magari soltanto “spirituali”, in questa ormai lunga stagione della nostra vita pubblica che va sotto il nome di «Seconda Repubblica» hanno percepito, più o meno oscuramente, che qualcosa stava venendo meno, a un livello molto profondo, in quella sfera segreta in cui si decide l’ atteggiamento delle persone verso la vita e verso gli altri, e che qui chiamo “anima”.

La «bancarotta spirituale»

Che questo disagio non sia l’illusione ottica di un cattolico nostalgico del passato mi sembra lo confermi la pagina letteraria di «Repubblica» del 10 maggio 2018, dove si pubblicava un testo del monaco trappista Thomas Merton.

Il titolo dato dal curatore era: «La vera bancarotta è quella spirituale». E nell’“occhiello” si leggeva: «Perdere l’anima». Eloquente la presentazione del pezzo: «Era lo scorso secolo. Ma sembra oggi».

Scriveva Merton: «Generazioni su generazioni di uomini hanno a tal punto perduto il senso di una vita interiore, si sono talmente isolati dalle loro profondità spirituali (…), che ora noi siamo quasi incapaci di godere di una qualsivoglia pace, quiete, stabilità interiore. Gli uomini sono arrivati a vivere esclusivamente sulla superficie del loro essere (…). Siamo lasciati in balìa di stimoli esterni e la stimolazione è arrivata addirittura a prendere il posto che, una volta, era occupato dal pensiero, dalla riflessione e dalla conoscenza».

Una malattia che colpisce in primo luogo i giovani

Il fenomeno, in sé, è antico quanto l’uomo. Ma ci sono epoche in cui il contesto culturale e sociale favorisce questo smarrimento profondo.

I primi ad essere colpiti sono i più giovani. Penso al triste fenomeno dei Neet – i ragazzi che non studiano, né lavorano, né cercano lavoro –, che in Italia sono il 29,1% dei giovani tra i 18 e i 24 anni (quasi uno su tre!); penso ai suicidi, che tra gli under 25, sono nel nostro Paese la seconda causa di morte dopo gli incidenti stradali; penso ai comportamenti balordi e anch’essi in sostanza autodistruttivi, sotto l’influsso dell’alcol o delle droghe…

Tv e crisi della politica nella “Seconda Repubblica”

Questo “vuoto dell’anima” si è da un lato alimentato, dall’altra manifestato grazie al progressivo deterioramento dei programmi televisivi, all’irrompere del vocìo dei social, al decadere degli stili della politica.

Nell’ultima fase del secolo scorso è stato il passaggio dalla Tv “pedagogica” dei grandi sceneggiati televisivi – come «Jane Eyre» o i «Promessi Sposi» – a quella commerciale del «Grande Fratello» a segnare un irreversibile imbarbarimento.

Nel frattempo la politica diventava spettacolo, con i volti dei leader e gli slogan pubblicitari al posto degli ideali e dei programmi, con l’inizio del dominio della post-verità, in grado di capovolgere la realtà sostituendola con dei miraggi, con l’offuscamento delle tradizionali regole della dignità e del pudore.

Una crisi vissuta dalla “destra” all’insegna del potere del denaro e del mito del successo, efficacemente rappresentato dal personaggio di Berlusconi; dalla “sinistra” sostituendo alla ormai obsoleta concezione marxista quella liberal-borghese dell’individualismo possessivo (ognuno è proprietario del proprio corpo e della propria vita e non deve risponderne a nessuno) e dei diritti senza doveri.

Lo sviluppo senza solidarietà

In questo deserto valoriale, dove la cosiddetta “fine delle ideologie” mascherava in realtà il trionfo dell’unica sopravvissuta, condivisa alla fine dagli opposti “poli”, nessuno si è più occupato dei più deboli, dei poveri, delle generazioni future.

Lo sviluppo c’è stato, ma la forbice tra ricchi e poveri si è allargata sempre di più. Quando Renzi fece la riforma fiscale dovette ammettere che essa non riguardava quei cinque milioni di italiani, detti “incapienti”, che non potevano neppure pagare le tasse, perché non avevano il reddito minimo per farlo, mente i membri (numerosi) della “casta” fruivano di pensioni stratosferiche a spese dei contribuenti.

Il popolo senz’anima

L’avvento del cosiddetto “populismo” è stata la logica reazione a questa situazione. Sostenuto dall’avvento dei social e dal nuovo potere che essi davano a chiunque di esprimersi e di pesare, esso ha sovvertito il quadro politico e portato alla ribalta nuovi protagonisti.

Purtroppo, il soggetto di questa rivoluzione, in sé legittima, era un popolo da tempo svuotato dei vecchi valori e incapace di trovarne altri alternativi, che si è trovato protagonista della politica (emblematico il peso che hanno i sondaggi) senza avere mai avuto una educazione alla cittadinanza e al bene comune (l’“educazione civica” nelle nostre scuole è rimasta sempre un fantasma) né dalla famiglia (peraltro a tempo in crisi), né dalla scuola (sempre più ispirata ala logica della “trasmissione dei saperi” piuttosto che a quella dell’educazione), né dalla parrocchia (ormai ridotta spesso a una stazione di servizio per la distribuzione di sacramenti).

Il “vuoto dell’anima” sui social

Il “vuoto dell’anima” in realtà era ancora più profondo. La politica ne è stato solo un drammatico specchio. Il declino della morale diffusa e della religiosità popolare del passato ha potuto dare un senso di maggiore libertà.

Salvo però a scoprire che, insieme a tante altre cose, è venuta meno anche quella base valoriale condivisa che garantiva, al livello pubblico, il retroterra “privato” di una spiritualità e di un’etica ispirate al vangelo e dunque umane.

Lo spettacolo spaventoso (cito solo un esempio tra i mille) di un’ondata di commenti inneggianti al suicidio di un immigrato che temeva il ripatrio – «Uno di meno!»; «Morite tutti!» e cose del genere – è un fatto culturale che dovrebbe atterrire (e in effetti a volte atterrisce) anche chi è favorevole alla politica dei “porti chiusi”, perché rivela una “perdita” dell’anima ben più profonda del piano delle scelte che riguardano la politica.

Programmi politici inadeguati

Anche se poi la politica della “destra” l’intercetta e la usa, come fa Salvini, per suffragare queste scelte, che vengono incontro a una sensibilità ormai diffusa, permettendosi anche di presentarle come scelte “evangeliche”, solo perché avallate da simboli religiosi e a preghiere ai santi (a tal punto è arrivata la perdita del senso del vangelo tra i “cattolici”!).

Come del resto, sul fronte opposto, si crede di poter rivitalizzare l’asmatico respiro della “sinistra” promettendo, come ha fatto recentemente Zigaretti, una lotta decisa per far passare la legge sull’eutanasia.

Non – attenzione – un progetto per conciliare l’accoglienza con l’integrazione (ciò su cui i governi di “sinistra” hanno miseramente fallito nel passato); non una serie di iniziative coraggiose per venire realmente incontro agli italiani poveri (quelli che Salvini cita sempre per spiegare perché respinge i migranti, ma a cui offre come soccorso il condono agli evasori fiscali e, in prospettiva, la riduzione delle tasse ai ricchi).

Garantire il diritto dell’individuo di morire senza risponderne a nessuno: questo l’ambizioso obiettivo, in una società dove moltissimi vorrebbero invece assicurato il diritto di vivere, sulla base di una visione in cui la libertà sia praticata come reciproca responsabilità.

Al di là dell’individualismo possessivo

Al posto dell’individualismo possessivo deve rinascere una cultura della solidarietà, dove l’“essere” della persona sia più importante dell’“avere” e dove i doveri vengano prima dei diritti. Ma questo non sarà possibile se le persone non saranno messe in grado di uscire dalla superficialità del flusso mediatico e di ritrovare se stesse.

Scriveva Thomas Merton: «La bancarotta spirituale dell’uomo non gli ha lasciato nessuna possibilità di rifugiarsi in se stesso, nessuna cittadella interiore in cui potersi ritirare per raccogliere le forze (…). L’ultimo posto al mondo in cui l’uomo moderno cerchi rifugio e consolazione sono le profondità della propria anima (…). Il pensiero di prendere residenza in noi stessi ci alletta quanto quello di vivere in una casa infestata fantasmi».

Il compito delle comunità educanti

Le tradizionali comunità educanti – la famiglia, la scuola, la Chiesa – devono uscire dallo stato di paralisi in cui le hanno messe i nuovi stili comunicativi e mettere in azione la loro fantasia, per ripartire da qui. Dalla ricerca e dalla riscoperta dell’anima. Se la ritroveranno le persone, anche la politica – al di là della diversità delle posizioni – tornerà ad averne una.

È un progetto a lunga scadenza, certo, come tutti quelli che riguardano le profondità dell’essere umano. Ma le soluzioni a breve termine sono ingannevoli. Si crede di uscire dal buio ma, se non cambiano le persone, da Berlusconi si passa a Renzi e da Renzi a Salvini… L’esperienza dice che al peggio non c’è fine. Solo se riusciremo a riaprire le porte del pensiero e della riflessione potremo sperare di sconfiggere i mostri che si aggirano nel grande vuoto, perché questo vuoto non è chi sa dove, è dentro di noi.