La Chiesa di Palermo abbraccia i propri figli “speciali”

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È stato un giorno di grande festa e di vera comunione quello che, mercoledì scorso, ha visto un gruppo di ragazzi disabili accedere ai sacramenti. Quarantasei ospiti dei centri AIAS di Palermo hanno ricevuto i sacramenti dell’Eucaristia e della Confermazione per imposizione delle mani dell’Arcivescovo di Palermo, Mons. Corrado Lorefice, nel corso di due celebrazioni eucaristiche molto intense e partecipate. Si tratta di giovani e adulti, affetti da varie forme di disabilità, i quali, nel corso dell’ultimo anno pastorale, sono stati coinvolti in un percorso di crescita nella fede, ai fini del completamento della loro iniziazione cristiana.

Un itinerario di catechesi, quello seguito dai neo-cresimati, progettato dall’Ufficio Catechistico dell’Arcidiocesi di Palermo, diretto da don Giuseppe Vagnarelli, e attuato grazie all’impegno e alla dedizione di quaranta catechisti appositamente formati alla catechesi inclusiva dall’equipe dell’Ufficio diocesano, in particolare dal settore dedicato alla catechesi per i disabili, coordinato da Gippy Compagno.

Nel corso delle celebrazioni Mons. Corrado Lorefice ha voluto rimarcare il carattere inclusivo della Chiesa, che è tale quando riesce ad abbracciare tutti i propri figli. «Oggi qui è come se fossimo nella nostra bella Cattedrale – ha detto il Vescovo di Palermo, nel corso dell’omelia pronunciata presso il centro AIAS di via Raiti –. È tutta l’amata Chiesa di Palermo, infatti, a giovarsi di questo particolare momento di grazia, che non tocca solo questi nostri fratelli, ma tutti noi che ne siamo membra». Don Corrado, nel prendere parte alla gioia dei ragazzi, ha voluto conoscere personalmente ciascuno di loro, le loro storie, il loro vissuto e quello dei loro familiari.

La celebrazione, oltre a quella degli operatori dei centri AIAS e dei catechisti, ha visto la partecipazione commossa di diversi sacerdoti e dei genitori dei festeggiati, i quali hanno così coronato un desiderio che credevano irrealizzabile: vedere i propri figli ricevere l’abbraccio della Chiesa come tutti gli altri loro coetanei.

Come ha recentemente ribadito Papa Francesco, anche la sofferenza può essere luogo di incontro con Dio. Il Pontefice, nell’esortazione apostolica “Christus vivit”, ha ricordato i molti giovani in condizione di disabilità, i quali, pur non potendo sempre fare le stesse esperienze degli altri, «hanno ricorse sorprendenti, inimmaginabili, che talvolta superano quelle comuni. Il Signore Gesù li ricolma di altri doni, che la comunità è chiamata a valorizzare, perché possano scoprire il suo progetto d’amore per ciascuno di loro».