Mons. Zuppi. “I poveri bisogna toccarli e guardarli negli occhi”

Tag:, ,
Facebooktwittergoogle_pluspinterestmail

“Il Vangelo ci illumina e ci fa vedere i poveri. Chi ama il prossimo deve vivere armonicamente la dimensione spirituale con quella materiale cioè umana, fatta di azioni e gesti concreti. La carità se è fatta con amore è una delle cose più umane che ci siano. Per dedicarci con spirito di servizio agli altri abbiamo bisogno di farlo insieme perché da soli non si arriva da nessuna parte”. Ad affermarlo mons. Matteo Zuppi, Arcivescovo metropolita dell’Arcidiocesi di Bologna intervenuto al Convegno organizzato dalla Caritas diocesana sul tema: “La Compagnia del Vangelo per una Chiesa povera per i poveri” che si è svolto presso l’Istituto Don Orione alla presenza dell’Arcivescovo, del direttore della Caritas diocesana p. Pino Noto e di centinaia di operatori Caritas dell’Arcidiocesi.
“Senza i poveri – ha aggiunto il presule dell’Arcidiocesi felsinea – le Caritas diventano come centri benessere. Non basta però fare l’elemosina, bisogna ascoltare i poveri che non sono utenti di un servizio, ma persone che hanno bisogno di essere toccate e guardate negli occhi, chiamandoli per nome e instaurando quella relazione da cui possiamo soltanto arricchirci”.
Quindi mons. Matteo Zuppi ha analizzato la situazione della società in cui si è sempre più soli. “Secondo l’Istat almeno il 13 per cento degli italiani vive solo e non ha a chi chiedere aiuto”.
Quindi ha invitato i presenti a fare ogni tanto una “lectio pauperum” cioè ascoltate i poveri che aiutano a crescere.
L’incontro di formazione di giovedì scorso, si colloca all’interno dell’articolato programma formativo che sarà svolto nel corso dell’anno pastorale 2018/2019, come occasione favorevole d’incontro e di crescita personale e comunitaria. La Formazione è infatti tra i compiti fondamentali e prioritari della Caritas Diocesana che su esortazione dell’Arcivescovo Corrado Lorefice, intende garantire la cura, la promozione e l’accompagnamento alle Caritas parrocchiali e alle realtà che a vario titolo si prodigano nell’animazione della carità e nel servizio ai fratelli in difficoltà.
Nel suo intervento introduttivo, il direttore della Caritas diocesana, p. Pino Noto ha detto che “La carità evangelica prima di essere un fare, è un dono, un’urgenza. Dice Paolo: La carità urge dentro di me. Noi crediamo che si debba partecipare al cammino di questa Compagnia del Vangelo che è la Chiesa senza enfasi ma con accoglienza, così come ci indica Papa Francesco che ci sprona a porre il Vangelo al centro. Dobbiamo contribuire a non disperdere e a non annacquare la novità del cammino di Chiesa che Papa Francesco ci indica. Il punto di partenza è la povertà intesa come categoria teologica, cioè come percorso necessario e urgente per comprendere la novità del Vangelo e riscoprirlo nella storia che viviamo. Bisogna ripartire dai poveri, dalla povertà come condizione esistenziale. Questa povertà è popolata dal volto degli ultimi, dei piccoli, dei fragili, di coloro che non hanno voce. Sono costoro a fare la nostra storia, la nostra obbedienza e per questo dobbiamo ascoltare i poveri e rifiutare ogni atteggiamento di utilizzo dei poveri, ogni uso della carità “di potere”.
Le conclusioni sono state tratte dall’Arcivescovo, mons. Corrado Lorefice il quale ha affermato: “I poveri sono cartina al tornasole del nostro rapporto con il Signore ed oggi dobbiamo inginocchiarci davanti ad essi come ci invita Papa Francesco. Solo se noi incontriamo il Cristo – Parola e il Cristo – Spezzato, possiamo conoscere i poveri. Il Vangelo non è una nozione sociologica, ma concretezza dell’incontro con gli uomini. I poveri poi, sono un luogo teologico e nella loro concretezza dobbiamo avere un approccio di amore e accoglienza”.