ANNUNCIO’ IL VANGELO IN GIAPPONE NEL XVIII SECOLO: CHIUSA L’INCHIESTA PER IL SERVO DI DIO DON GIOVANNI BATTISTA SIDOTI

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La fase diocesana si è conclusa alla presenza dell’Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice. Con lui, il Postulatore Don Mario Torcivia. La documentazione inviata alla Congregazione delle Cause dei Santi per dare inizio alla fase romana.

Si è conclusa la fase diocesana per il cammino di beatificazione del Servo di Dio Don Giovanni Battista Sidoti e di Chosuke e Haru (i due servitori preposti dalle autorità giapponesi al servizio di Sidoti, che già avevano conosciuto la fede cristiana perché avevano servito altri cristiani rinchiusi nella prigione dei cristiani di Tokyo. Vista la testimonianza di fede di Sidoti, chiesero di essere da lui battezzati. Poi si autodenunziarono alle autorità e per questo tutti e tre furono posti in tre buche, dove poi morirono). L’Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice, il Postulatore della causa Don Mario Torcivia e i membri del Tribunale hanno definito l’indacine diocesane e adesso tutti i documenti verranno inviati alla Congregazione delle Cause dei Santi.

Il Servo di Dio don Giovanni Battista Sidoti nasce a Palermo il 22 agosto 1667. È fratello di minore di Agata, futura Abbadessa del monastero di S. Vito, e di Filippo, futuro Vicario generale di tre Arcivescovi di Palermo. A Palermo è vivandiere del Capitolo della Chiesa Cattedrale, alunno del Seminario Arcivescovile e membro della Congregazione del Fervore. In Città, si laurea in Filosofia e in Teologia. Tra la fine del 1688 e gli inizi del 1689 si reca a Roma, dove si laurea in utroque jure e viene ordinato presbitero (23 settembre 1690). Il 27 dicembre 1693 tiene, nella Cappella del Quirinale, un’Orazione davanti a Papa Innocenzo XII.

Nel 1695 il cardinale domenicano Tommaso Maria Ferrari lo sceglie come Uditore e lo inserisce in alcune Congregazioni della Curia romana. Pur potendo aspirare ad una carriera ecclesiastica di rilievo, Sidoti desidera recarsi però in Giappone per annunziare il Vangelo, anche se consapevole del rischio di morte, a causa del divieto, riguardante ogni straniero, di sbarcare in quel Paese.

Sidoti chiese a papa Clemente XI di partire con la Delegazione inviata in Cina per risolvere la controversia dei riti cinesi, guidata dal Patriarca Carlo Tommaso Maillad de Tournon. La Delegazione partì da Roma il 4 luglio 1702 e, dopo un viaggio che la portò nelle Canarie e in India, arrivò a Manila (22 settembre 1704). Mentre il Patriarca riprese il viaggio verso la Cina, Sidoti, in attesa di raggiungere il Giappone, si fermò nelle Filippine per circa 4 anni, svolgendo a Manila un intenso lavoro apostolico e cooperando alacremente per l’edificazione del primo Seminario diocesano.

Partito da Manila il 25 agosto 1708, sbarcò, la notte tra il 10 e l’11 ottobre nell’isola di Yakushima. Imprigionato, viene interrogato dapprima a Nagasaki (dicembre 1708) e poi a Edo -odierna Tokyo – (dicembre 1709-gennaio 1710), ad opera dell’intellettuale neoconfuciano Arai Hakuseki.

A Edo venne rinchiuso nella cosiddetta “Casa dei cristiani” (Kirishitan Yashiki), controllato dalle guardie e assistito da una coppia di anziani giapponesi. Quando questi ultimi si autodenunziarono di essere stati da lui battezzati, Sidoti fu accusato di proselitismo e condannato assieme alla coppia giapponese. I tre furono posti in buche di tre metri di profondità, per un diametro di m. 1,40, senza né aria né luce, con poco cibo e senza mai uscire, neanche per i bisogni corporali. La morte per infezioni e putrefazione fu lenta e poco dignitosa per un essere umano e Sidoti, ultimo tra i tre, concluse la propria vita il 27 novembre 1714.

Le ossa furono rinvenute causalmente nel 2014. Due anni dopo si ebbe la conferma scientifica che erano le ossa dei tre. Grazie alla conoscenza tra fr. Mario Canducci, un frate minore missionario in Giappone e don Mario Torcivia, si è pensato di avviare la Causa di Beatificazione o Dichiarazione del Martirio dei Servi di Dio Giovanni Battista Sidoti, Sacerdote Diocesano, Vicario Apostolico del Giappone, Chôsuke, Fedele Laico, e Haru, Fedele Laica, uccisi, come si asserisce, in odio alla fede.

Accettata da parte dell’Arcivescovo di Palermo la proposta si è ottenuto, dalla Congregazione delle Cause dei Santi, il trasferimento della competenza della Causa dall’Arcidiocesi di Tokyo, luogo della morte dei tre, all’Arcidiocesi di Palermo (16 ottobre 2018). Tre giorni dopo, Mons. Lorefice ha nominato don Mario Torcivia Postulatore della Causa. Questi, l’8 dicembre 2018, ha presentato il supplex libellus a mons. Lorefice, perché si desse inizio alla Causa.

Il 7 marzo 2019, a Palermo, è stata celebrata la Prima Sessione dell’Inchiesta Diocesana. Pochi giorni dopo il Postulatore si è recato a Tokyo dove è stata celebrata l’Inchiesta rogatoriale (19-23 marzo 2019).

https://palermo.gds.it/articoli/societa/2021/11/10/il-prete-di-palermo-ucciso-in-giappone-chiusa-la-fase-diocesana-del-processo-di-canonizzazione-9c31e885-d150-4b1b-a0df-4cc5a3bffd76/

NELLE FOTO: frontespizio dell’Oratio (1693); stele nell’isola di Yakushima; ricostruzione tridimensionale del volto di Giovanni Battista Sidoti; ossa rinvenute; dipinto di una pittrice giapponese consegnato a Papa Francesco in occasione della sua visita pastorale a Palermo il 15 settembre 2018.