L’Arcivescovo a Lampedusa celebra l’Eucaristia per i migranti

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IN QUESTO NUMERO

 

IN PRIMO PIANO

  • L’Arcivescovo a Lampedusa celebra l’Eucaristia in occasione della Festa della Madonna di Porto Salvo ricordando i fratelli migranti

 NOTIZIE DIOCESIPA

  • Migliaia di fedeli al Velodromo per il Raduno regionale del Rns
  • Le ultime nomine dell’Arcivescovo

 

NOTIZIE DALLE PARROCCHIE E DALLE ASSOCIAZIONI

  • Cerimonia consegna premi “Giornata custodia del creato”
  • Anniversario morte venerabile Maria Carmelina Leone
  • In festa la Parrocchia di San Gabriele

 AGENDA DEGLI APPUNTAMENTI

  • Giornata mondiale del migrante e del rifugiato
  • Formazione per operatori Caritas a Bagheria
  • Separati divorziati non risposati ne’ conviventi
  • Sul Tgweb si parla della formazione del Clero

 I CHIAROSCURI di Giuseppe Savagnone

  • Suicidio assistito e libertà

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IN PRIMO PIANO

1. L’Arcivescovo a Lampedusa celebra l’Eucaristia in occasione della Festa della Madonna di Porto Salvo ricordando i fratelli migranti

“Il Figlio di Maria e di Giuseppe, la prima famiglia di profughi dell’era cristiana, dice oggi alla comunità civile e cristiana di Lampedusa: “Sii porto di approdo; sii porto salvo”. “Perché attorno a Maria, con questo titolo, Porto Salvo, ti sei da sempre ritrovata e continui a ritrovarti”. “Sii porto di salvati e porto di salvezza soprattutto per chi è destinatario della predilezione di Dio: i suoi figli affamati, assetati, nudi, perseguitati, forestieri, ammalati, carcerati. A noi cristiani, il Signore, rivestendoci della sua Luce, continua a dire: “Voi siete la luce del mondo, il sale della terra”. Rinnova la sua chiamata: “venite vi farò pescatori di uomini”.

Lo ha detto l’Arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, nel corso dell’omelia pronunciata ieri mattina a Lampedusa, durante la concelebrazione Eucaristica, presieduta nella Parrocchia di San Gerlando per i festeggiamenti in onore della patrona dell’isola delle Pelagie.

Mons. Lorefice, per l’occasione, ha utilizzato il pastorale realizzato con il legno dei barconi, che ha usato Papa Francesco, nel suo primo viaggio l’8 luglio 2013. A sovrastare l’abside della chiesa parrocchiale, la Croce “Milagro” donata all’isola dallo stesso Pontefice, realizzata con i remi dei barconi dei migranti.

Nella sua riflessione l’Arcivescovo ha poi aggiunto: “Il Figlio di Dio che oggi dice a questa nostra santa assemblea, a questa nostra comunità cristiana che porta il nome di Gesù, Cristo: “Alzati! Rivestiti di luce” (Is 60,1). La luce di Cristo dilata il tuo cuore. Il nostro cuore. La luce di Dio, accolta, dilata il cuore. “L’abbondanza del mare si riversa su di te” (Is 60, 5), come ha annunziato il profeta Isaia. Il Figlio di Maria che dice a questa nostra umanità: “Non fuggire. Non chiuderti. Non voltare le spalle. Non alzare i muri. Chi viene dal mare è “la ricchezza delle genti” (Is 60, 5). È ricchezza perché – ha continuato – arrivano figli d’uomo e dunque figli di Dio. Figli amati da Dio. Destinati alla luce e alla vita da Dio. Le genti che arrivano dal mare sono portatori di ricchezza. Sul loro volto è la ricchezza del volto di persona, sono corpi umani, storie, sentimenti, portano attese, hanno sentimenti, desideri, ricercano felicità, libertà, pienezza di vita”.

Mons. Lorefice si è recato anche presso il cimitero, accompagnato dai parroci don Carmelo La Magra e don Fabio Maiorana insieme a Paola La Rosa del Forum Lampedusa Solidale, dove si è fermato in religioso silenzio davanti alle tombe delle persone morte nel Canale di Sicilia durante le traversate per sfuggire alle guerre, alla fame e alle torture subite nei centri di detenzione libici.

La visita a Lampedusa, da parte del nostro Arcivescovo, ci fa fare memoria dell’indimenticabile gesto profetico compiuto da Papa Francesco recatosi sull’Isola da pellegrino all’inizio del Suo ministero petrino.

 

NOTIZIE DIOCESIPA

1. Migliaia di fedeli al Velodromo per il Raduno regionale del Rns

“Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia”, questo lo slogan tratto dagli Atti degli Apostoli, della 42ª Convocazione regionale dei gruppi e delle comunità del Rinnovamento nello Spirito Santo, che si è svolto al Velodromo “Paolo Borsellino”. Ad assiepare l’impianto almeno 10.000 persone provenienti da ogni parte della Sicilia che hanno dato vita ad una festa di preghiera, animata con i canti tipici di questo movimento ecclesiale nato dopo il Concilio Vaticano II e capace di coinvolgere centinaia di migliaia di persone laiche e consacrate in tutto il mondo.

Dopo il saluto del nuovo coordinatore regionale Tonino Tirrito, è intervenuto Josè H. Prado Flores detto Pepe, messicano e fondatore della Scuola internazionale di evangelizzazione “Sant’Andrea” e membro di Charis, l’organismo creato da Papa Francesco e che raggruppa tutti i movimenti carismatici del mondo, quindi la celebrazione Eucaristica presieduta dal vicario generale della diocesi mons. Giuseppe Oliveri.

Particolarmente intenso e coinvolgente il momento del “Roveto Ardente” animato da Salvatore Martinez, il presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito. E’ seguita l’adorazione silenziosa, intercalata da preghiere di lode, intercessione e suppliche per la salvezza del mondo fino a tarda sera.

In Italia, il Rinnovamento è articolato come associazione privata di fedeli riconosciuta dalla Conferenza Episcopale italiana e sabato circa diecimila persone, provenienti da ogni angolo della Sicilia dove sono presenti circa 300 gruppi, sono arrivate a Palermo. Una città che è considerata un po’ un «capoluogo» del Rinnovamento, perché qui è vissuto e ha operato fino ai suoi ultimi giorni un grande rappresentante del movimento, il francescano padre Matteo La Grua, noto esorcista e carismatico.

 2. Le ultime nomine dell’Arcivescovo

L’Arcivescovo, mons. Corrado Lorefice ha provveduto a nominare alcuni Parroci e Vicari Parrocchiale. A decorrere dal 1 settembre 2019, P. Alberto Ceneri, rendentorista, Parroco della Parrocchia SS. Ecce Homo in Palermo, don Alberto Anzalone, salesiano, Vicario Parrocchiale della Parrocchia Nicolò di Bari all’Albergheria, Fra Salvatore Soldatini, dell’Ordine dei Frati Minori,  Parroco della Parrocchia S. Antonio di Padova in Bagheria.

A decorrere dal 4 settembre 2019, ha nominato don Francesco Calvaruso, Parroco della Parrocchia Maria SS. Immacolata a Godrano, don Enrico Campino, Parroco della Parrocchia Madonna della Consolazione e della Parrocchia Maria SS. del Carmelo in Termini Imerese, don Antonino Cannizzaro, Parroco della Parrocchia Maria SS. del Carmelo in Bolognetta, don Dario Chimenti, Parroco della Parrocchia S. Alberto Magno in Palermo, don Saverio Civilleri, Parroco della Parrocchia S. Tommaso D’Aquino in Palermo, don Rosario Di Lorenzo, Parroco della Parrocchia San Girolamo Dottore in Ficarazzi, don Antonio Filippello, Parroco della Parrocchia San Luca in Palermo, don Giuseppe Graziano, Parroco della Parrocchia Ss. Pietro e Paolo Apostoli in Roccapalumba, don Giovanni Pipia, Parroco della Parrocchia S. Anna in Santa Flavia, don Salvatore Schiera, Parroco della Parrocchia SS. Salvatore in Palermo, don Giorgio Scimeca, Parroco della Parrocchia Maria SS. Immacolata in Cerda, don Alessandro Spera, Parroco della Parrocchia S. Giuseppe in Villabate, don Salvatore Petralia, Parroco della Parrocchia San Giovanni Apostolo, in Palermo, don Michele Albanese, Vicario Parrocchiale della Parrocchia Stanislao Kostka in Palermo e della Parrocchia Ippolito Martire in Palermo, don Giuseppe Salvato Collura, Vicario Parrocchiale della Parrocchia Michele Arcangelo in Palermo, don Pietro Cullotta, Vicario Parrocchiale della Parrocchia Tommaso d’Aquino in Palermo, don Gianpiero Cusenza, Vicario Parrocchiale della Parrocchia Francesco di Sales in Palermo, Mons. Pietro Passantino, Vicario Parrocchiale della Parrocchia S. Giuseppe a Villabate, don Francesco Spinoso, Vicario Parrocchiale della Parrocchia Nostra Signora della Consolazione in Palermo, don Salvatore Orofino, Vicario Parrocchiale della Parrocchia S. Giovanni Apostolo.

A decorrere dal 14 settembre 2019, ha nominato Fra Palush Sana e Fra Antonio Traina, dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, rispettivamente Parroco  e Vicario Parrocchiale della Parrocchia S. Maria della Pace; don Giuseppe Fricano, Vicario Parrocchiale della Parrocchia S. Giovanni Battista a Tommaso Natale, don Francesco Cinà, Vicario Parrocchiale della Parrocchia Madonna della Milicia in Altavilla Milicia.

 

NOTIZIE DALLE PARROCCHIE E DALLE ASSOCIAZIONI

1. Cerimonia consegna premi “Giornata custodia del creato”

Premiati i vincitori del Concorso fotografico nazionale “La Custodia del Creato” e consegnato un dono agli artisti che hanno esposto le loro opere con la Mostra d’Arte “Coltiviamo la biodiversità”. L’iniziativa si è svolta nella Parrocchia di “San Giovanni Bosco” a Palermo, diretta da don Giuseppe Calderone, in sinergia con la Caritas Diocesana, l’Ufficio per le comunicazioni sociali, l’Unione Stampa Cattolica di Palermo, del Progetto Policoro, del “Progetto Vento Damare”, l’Associazione We Can Hope di Termini Imerese e l’Associazione “Cuore che vede” di Palermo in occasione della XIV Giornata per la custodia del creato 2019. “Siamo soddisfatti della partecipazione degli artisti provenienti da diverse parti d’Italia – dichiara don Calderone – ma soprattutto di avere contribuito a sensibilizzare la comunità diocesana al rispetto del Creato e approfondire le urgenti tematiche ambientali secondo il magistero di Papa Francesco. Anche il nostro Arcivescovo, mons. Corrado Lorefice ci ha incoraggiato e per questo gli e ne siamo grati”. Nell’ambito di tali iniziative si sono tenute anche due incontri di riflessione sull’enciclica “Laudato sì” aiutati da esperti del settore”.

I vincitori sono stati premiati con opere artistiche realizzate da Laura Calderone. La giuria tecnica, per la sezione “La bellezza del creato” ha assegnato il 1° posto ex aequo, Daniela Marzano e Giovanni Alongi, al 2° posto Valentina Gasparre e al 3° posto Davide Capece. Per la sezione “Coltivare la biodiversità” al 1° posto si è classificato Massimo Gugliucciello, al 2° posto Barbara Cascini e al 3° posto Letizia Messineo. Inoltre, la giuria popolare ha premiato Igor Francesco Passafiume. Durante la cerimonia si è esibita il soprano Beatrice Grimaldi, accompagnata al piano dal maestro Guglielmo Grimaldi.

 2. Anniversario morte venerabile Maria Carmelina Leone

Martedì 1° ottobre 2019, in occasione del 47° anniversario della morte della venerabile Maria Carmelina Leone, sarà celebrata una Santa messa nella Parrocchia di Santa Caterina da Siena a Bonagia dove sono presenti le spoglie della ragazza morta all’età di 17 anni. La celebrazione si terrà alle ore 17.30 e sarà presieduta dal parroco don Nicasio Lo Bue.

Nata a Palermo l’11 Luglio 1923 da modesta famiglia, Maria Carmelina Leone mostrò, sin dall’inizio del suo passaggio sulla terra, una certa “predilezione” per il cielo. Passaggio brevissimo che ha fotografato Maria Carmelina come ragazza con una cultura elementare, una bravura nel ricamo e che ha frequentato una scuola di taglio e cucito ed ha insegnamento catechistico nella Chiesa di Casa Professa. E’ poi sopravvenutala la malattia che la porterà alla morte. Maria Carmelina Leone morì il 1 ottobre 1940. In tutta Palermo, e non solo, innumerevoli miracoli sono attribuiti a lei, dalla voce popolare già considerata una “piccola santa”. Il processo canonico di beatificazione è iniziato il 29 gennaio 1982 in sede Diocesana e si è concluso nella monumentale Chiesa di Casa Professa l’11 Luglio 1986. Appena ultimato, i resti mortali della Serva di Dio sono stati traslati nella Chiesa Parrocchiale di Santa Caterina da Siena. Maria Carmelina Leone è stata dichiarata “Venerabile” da San Giovanni Paolo II.

 3. In festa la Parrocchia di San Gabriele

Si svolgeranno dal 28 settembre al 2 ottobre 2019, i festeggiamenti in onore del Patrono San Gabriele, nella parrocchia omonima, guidata da don Angelo Tomasello.

Sabato 28 settembre alle ore 18.30 sarà il vicario generale mons. Giuseppe Oliveri a inaugurare i festeggiamenti con una liturgia Eucaristica a cui seguirà alle ore 20 un momento di fraternità nel salone parrocchiale.

Tra le altre celebrazioni più significative, domenica 29 settembre, festa di San Gabriele, alle ore 12 si svolgerà la celebrazione Eucaristica durante la quale saranno benedette le donne in dolce attesa e la preghiera per le coppie in attesa di una gravidanza. Lunedì 30 settembre festa di San Girolamo e alle 18 santa messa con l’amministrazione del sacramento dell’Unzione degli infermi presieduta da don Salvatore Amato. Mercoledì 2 ottobre festa Angeli custodi, alle ore 18 la celebrazione Eucaristica con la benedizione di nonni.

Ogni giorno da lunedì dalle ore 9 e per l’intera giornata, esposizione del Santissimo sacramento e alle ore 15 la Coroncina della Divina misericordia.

 

AGENDA DEGLI APPUNTAMENTI

1. Giornata mondiale del migrante e del rifugiato

Nel messaggio per la 105a Giornata mondiale del migrante e del rifugiato che si celebrerà il prossimo 29 settembre 2019, Papa Francesco fa una foto realistica delle situazioni di in giustizie e discriminazioni a livello globale che ricadono sempre sui più poveri. A livello planetario si verifica una crescita dell’individualismo e dell’indifferenza sempre più globalizzata.

“La presenza dei migranti e dei rifugiati – come, in generale, delle persone vulnerabili – rappresenta oggi un invito a recuperare alcune dimensioni essenziali della nostra esistenza cristiana e della nostra umanità, che rischiano di assopirsi in un tenore di vita ricco di comodità. Ecco perché “non si tratta solo di migranti”, vale a dire: interessandoci di loro ci interessiamo anche di noi, di tutti; prendendoci cura di loro, cresciamo tutti; ascoltando loro, diamo voce anche a quella parte di noi che forse teniamo nascosta perché oggi non è ben vista”.

Il richiamo alla presenza del Signore risorto, scaccia ogni timore. Non avere paura di fronte al migrante, al diverso per cultura, lingua, appartenenza etnica o religione è un richiamo concreto.  Anche la compassione da tirar fuori dinanzi ai tanti che sono nel bisogno. L’audacia di chi sa prendere l’iniziativa senza paura, andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi. Non si tratta di pensare ai migranti, contrapponendoli agli italiani. Si tratta di tutta la persona, di tutte le persone ed in particolare di più poveri, dei disagiati. La missione della Chiesa verso tutti gli abitanti delle periferie esistenziali, che devono essere accolti, protetti, promossi e integrati.

“Non è in gioco solo la causa dei migranti, non è solo di loro che si tratta, ma di tutti noi, del presente e del futuro della famiglia umana. I migranti, e specialmente quelli più vulnerabili, ci aiutano a leggere i “segni dei tempi”. Attraverso di loro il Signore ci chiama a una conversione, a liberarci dagli esclusivismi, dall’indifferenza e dalla cultura dello scarto. Attraverso di loro il Signore ci invita a riappropriarci della nostra vita cristiana nella sua interezza e a contribuire, ciascuno secondo la propria vocazione, alla costruzione di un mondo sempre più rispondente al progetto di Dio”.

“Per sostenere le iniziative della C.E.I. – dicono il dott. Mario Affronti e p. Sergio Natoli omi – domenica 29 settembre la raccolta imperata delle offerte dei fedeli vanno trasmesse alla Fondazione Migrantes tramite la cassa della Diocesi. Ci auguriamo che il numero della Parrocchie che esprimeranno solidarietà, oltre che con la preghiera anche con la carità, passi dalle unità alle decine.  In nota trovate anche il link per scaricare il messaggio integrale di Papa Francesco. Il Signore premia la generosità dei suoi fedeli”.

 2. Formazione per operatori Caritas a Bagheria

Un incontro di formazione per operatori della Caritas sul tema: “Tracce per strategie preventive nelle dipendenze patologiche si terrà giovedì 26 settembre 2019, alle ore 17, presso la Caritas Cittadina di Bagheria di corso Butera, 253. La proposta formativa nasce come risposta al bisogno da voi espresso di dotarsi di una metodologia condivisa nell’affrontare una problematica così delicata e purtroppo diffusa. L’iniziativa è organizzata dall’Équipe Promozione della Caritas diocesana – Servizio Formazione. Interverranno la dott.ssa Francesca Picone, psichiatra Ser.T. di Montelepre e la dott.ssa Rosa Sampieri, pedagogista del Ser.T. di Bagheria dell’Asp di Palermo.

 3. Separati divorziati non risposati ne’ conviventi

Domenica 29 settembre 2019, alle ore 17, iniziano gli incontri per i separati e divorziati non risposati né conviventi, presso l’oratorio della parrocchia Maria SS della Lettera all’Acquasanta in via Ammiraglio Rizzo 25 a Palermo .

Lo scopo di questa specifica cura pastorale è accogliere fraternamente e sostenere chi vive la divisione coniugale. L’incontro, guidato dal parroco don Nino Rocca, prevede l’accoglienza fraterna, il sostegno nella difficile situazione della disunione coniugale, la preghiera e un percorso che rinforzi la Fede e la Speranza.

Possono partecipare anche tutte le persone che vivono direttamente o indirettamente una divisione in famiglia: figli o familiari e chiunque voglia sostenere la famiglia ferita dalla separazione.

Il calendario dei prossimi incontri: Ottobre 13  – 27; Novembre 10 — 24; Dicembre 1  –  15; 2020 Gennaio 12  – 26; Febbraio 9 – 23; Marzo 8 – 22; Aprile 5 – 26; Maggio 10  – 24; Giugno 7 – 21.

Per informazioni: Maria Pia  tel. 091/345744, cell. 328/5330997 – Angela tel. 091/6682250 – cell. 366/7176037 –  Loredana cell. 349/2608060.

4. Sul Tgweb si parla della formazione del Clero

A Torre Artale il corso di aggiornamento del Clero su “Pastorale di evangelizzazione e primo annuncio”, Settembre tempo di verifiche alla Scuola teologica di base prima dell’inizio dell’anno scolastico e il Messaggio del migrante 2019: Non avere paura di fronte al migrante, al diverso per cultura, lingua, appartenenza etnica o religione. Sono alcuni dei servizi che questa settimana, propone il Tgweb dell’Arcidiocesi di Palermo, il magazine, ideato e realizzato dall’Ufficio per le Comunicazioni Sociali, con la collaborazione dei Servizi informatici che viene postato il sabato sul sulla pagina Facebook dell’Arcidiocesi e sul sito dell’Arcidiocesi.

 

I CHIAROSCURI di Giuseppe Savagnone

1. Suicidio assistito e libertà

La sentenza della Corte costituzionale sul suicidio assistito ha suscitato opposte reazioni.

Da una parte lo «sconcerto» della Conferenza Episcopale Italiana, che, citando papa Francesco, vede nella sentenza un cedimento alla «tentazione di usare la medicina per assecondare una possibile volontà di morte del malato».

Dall’altro l’esultanza di Marco Cappato, che si era autodenunciato per aver assistito DJ Fabo nel suo proposito suicida, che ha commentato: «Ora siamo tutti più liberi».

 Una polemica futile

Al margine dello scontro, che in realtà coinvolge due ampi settori dell’opinione pubblica, c’è la polemica da parte di alcuni giornali che avevano sostenuto il governo precedente – «I giudici si trasformano in legislatori» («La Verità»), «La Corte decide al posto del Parlamento» («Il Giornale») –, i quali accusano la Suprema Corte di aver voluto sostituirsi, “senza essere stati eletti da nessuno”, ai rappresentanti del popolo.

 

Una polemica che liquidiamo subito per la sua evidente pretestuosità

Infatti, già un anno fa la Consulta aveva chiesto al Parlamento una legislazione che regolamentasse la delicata materia, sostituendo l’art. 580 prima che venisse dichiarato, almeno in parte, incostituzionale.

Ma il “governo del fare”, in questo come in molti altri campi, non ha fatto nulla, dando luogo al vuoto legislativo che oggi si apre e che la stessa Consulta, nella sua sentenza, chiede di riempire al più presto (nella speranza che il Conte 2 faccia un po’ meglio del Conte 1).

 

Le condizioni poste dalla Corte Costituzionale

Al di là di questa falsa questione formale, resta quella vera, che riguarda la sostanza del problema morale e giuridico.

Perché quel che è certo è che da oggi aiutare una persona a togliersi la vita non è più automaticamente un reato.

Certo, la Corte ha indicato alcune inderogabili condizioni: il proposito di suicidio dev’essere maturato «autonomamente e liberamente», in un soggetto «pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli», e comunque è ritenuto degno di assistenza solo quando questo soggetto è «tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili».

 

Una svolta culturale

Ma si tratta, comunque, di una svolta. Viene superata l’idea, legata alla tradizione cattolica, che la vita sia sacra e non se ne possa disporre.

È su questo che si capisce la portata del contrasto tra la CEI e quella vasta area dell’opinione pubblica che da tempo – al di là degli schieramenti di “destra” e di “sinistra” – auspica un allineamento del nostro Paese ad altri, come il Belgio e l’Olanda, molto più liberali in campo biomedico.

La battaglia, insomma, è culturale. E le parole di Marco Cappato, che vede in questa sentenza – e nella legislazione che inevitabilmente dovrà tenerne conto – un trionfo della libertà, colgono perfettamente nel segno: il problema di fondo, al di là dei singoli casi drammatici, è il modo in cui un ordinamento giuridico concepisce la libertà dei cittadini.

 

Al di là dei casi personali, il significato di una legge

Non voglio con questo minimizzare il dramma di persone che non se la sentono più di vivere una vita di dolore, di dipendenza totale dagli altri, di disperazione. Davanti a queste situazioni, le concezioni, i ragionamenti, i discorsi, si rivelano inevitabilmente futili, perfino inopportuni.

Ma le leggi di un Paese devono invece tenerne conto. Perché esse non servono solo a sanare situazioni preesistenti, bensì a influenzare la mentalità e il costume, plasmando così il volto di una società e delle persone che vivono in essa.

Le norme giuridiche, insomma, in quanto rendono lecito o illecito un certo comportamento, hanno anche una funzione educativa.

 

Aristotele non faceva che dar voce al buon senso quando scriveva che «i legislatori rendono buoni i cittadini creando in loro determinate abitudini» (Etica Nicomachea, 1103 b).

E l’educazione alla libertà è sicuramente uno dei compiti che il legislatore (quello che dovrà riempire il vuoto apertosi con la sentenza della Corte) è tenuto ad assumersi.

La libertà come autodeterminazione…

Ma che cosa è la libertà? Ormai da tempo viviamo immersi in un clima culturale che la identifica senza esitazioni con l’autodeterminazione.

Vi è sicuramente in questo una importante conquista rispetto a epoche passate in cui si era soggetti alla volontà di altri – genitori, autorità politiche e religiose, criteri sociali consolidati – che disponevano della vita di una persona, magari con la pretesa di farlo «per il suo bene». Questo paternalismo è stato fortunatamente superato e non e sentiamo la mancanza.

 

E il suo collegamento col suicidio

Ma siamo sicuri che la libertà sia solo autodeterminazione e non contenga altri aspetti in grado di controbilanciare questo concetto?

Perché, se davvero fosse così, il suicidio sarebbe una perfetta espressione di libertà. Lo evidenzia Dostoevskij nel suo grande romanzo «I Demoni», mettendo in scena il personaggio di Kirillov che preannuncia il proprio suicidio come prova della propria piena libertà.

Lo sfondo di questo proposito è religioso: Kirillov vuole dimostrare che Dio non esiste compiendo un atto che lo svincola totalmente da ogni dipendenza da un preteso Assoluto.

 

Esiste una missione di cui rispondere?

Un fondamento che anche oggi viene adombrato quando si contrappone l’accettazione della vita – con tutti i suoi travagli – come missione, affidata a un essere umano dal suo Creatore (e alla missione non ci si può sottrarre), a una prospettiva “laica” che la riporta interamente alle preferenze e alle scelte dell’individuo.

Una missione non è in contrasto con il concetto di libertà/autodeterminazione, ma lo collega inscindibilmente a quello di responsabilità – verso gli uomini, se anche non si crede in Dio.

Se invece non c’è alcuna missione, non si deve rispondere a nessuno.

 

O la dignità consiste nel non dover rispondere a nessuno?

È a questa seconda visione – oggi largamente prevalente – che, già durante il dibattito sul testamento biologico, si ispirava una intelligente esponente della cultura “laica”, Michela Marzano, quando scriveva: «Sono anni che il fronte del “no” invoca il concetto di “sacralità della vita”, facendo finta di non sapere che la dignità di ognuno di noi si fonda sulla nostra autonomia, e che nessuno dovrebbe arrogarsi il diritto di giudicare le nostre scelte e i nostri desideri» («La Repubblica», 27 febbraio 2017).

Quelli che non hanno atteso la sentenza della Corte per suicidarsi

La scelta tra l’una e l’altra concezione è decisiva per valutare se il suicidio è di per sé un modo per esprimere la propria libertà. Non ho alcuna pretesa di risolvere sommariamente la questione e rispetto coloro che la pensano diversamente da me.

Vorrei però far presente a chi esulta per questa “licenza di suicidarsi” (in realtà “di assistere” chi vuole farlo), che, a rigore, di motivi di esultanza, di fronte a questo modo esprimere la propria libertà ne aveva già prima della sentenza della Consulta.

In Italia, infatti, ogni anno, scelgono di suicidarsi circa quattromila persone – 3.825 nel 2016 (ultimo dato ufficiale) – che non hanno atteso, per questo, di essere assistiti, tanto meno una svolta legislativa che lo consentisse.

 

Il suicidio come supremo atto di libertà?

Si potrà obiettare che in simili casi non ci sono le drammatiche condizioni di salute che spingono molti a ricorrere al suicidio assistito. Ma chi decide questo? Chi decide che solo delle malattie accertate possono rendere insopportabile la vita?

 

Il concetto di libertà come pura e semplice autodeterminazione non consente deleghe. È ancora Michela Marzano che lo scrive, con perfetta coerenza, polemizzando contro il ruolo assegnato ai medici nella legge sul testamento biologico: «Dovevo essere io a decidere. Io paziente, io che soffro e chiedo solo di andarmene via, io che ho diritto di restare fino alla fine soggetto della mia vita. E invece niente. Alla fine, l’ultima parola spetterà ancora ai medici» («La Repubblica» del 20 marzo 2017).

 

Punire chi ostacola la libera scelta di un suicida?

Se la si prende sul serio, la libertà a cui si riferiscono i tantissimi fautori del suicidio assistito esigerebbe, a rigore, che, per legge, non solo fossero aiutati a morire coloro che lo vogliono, ma fossero puniti (almeno con multe, se non con pene detentive) coloro che cercano di impedire a un suicida di realizzare la sua scelta di libertà.

Perché la solita motivazione che si porta in questi casi – «era un momento, gli passerà e poi mi ringrazierà» – è comunque un’ipotesi: non abbiamo il diritto di giudicare perché l’altro vuole uccidersi.

Per di più, questa motivazione potrebbe applicarsi anche ai casi di persone in preda a gravissime sofferenze fisiche (a maggior ragione se si tratta di quelle psichiche), che, per un imprevisto mutamento della loro situazione esistenziale, scoprissero di avere voglia di vivere, malgrado il dolore.

Ce ne sono tanti che portano la croce di una grave sofferenza perché sanno di essere utili ad altri!

 

Coniugare autodeterminazione e responsabilità

Queste riflessioni non intendono demonizzare niente e nessuno, ma solo dare un contributo al dibattito pubblico che dovrebbe ora svilupparsi e portare a fare, finalmente, una legge adeguata.

Penso che coniugare, all’interno del concetto di libertà, autodeterminazione e responsabilità, possa servirci oggi, al di là del problema del suicidio assistito, a rileggere criticamente il costume della nostra società e forse a cambiarlo. È una speranza a cui non so rinunciare.