Lorefice a palazzo Aquile: “Chiediamo diritto, giustizia sociale, bene comune e pace”

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Ho la gioia di condividere, all’inizio del nuovo anno, con Lei, Signor Sindaco e l’Amministrazione comunale, con voi Servitori delle Istituzioni civili e militari, con voi carissimi Cittadini e fratelli in Cristo, questa celebrazione eucaristica. Chiederemo a Dio la sua benedizione e i beni indispensabili di ogni convivenza sociale: il diritto, la giustizia sociale, la ricerca instancabile del bene comune e la pace.

Quella del salmo 72, il Salmo responsoriale che è stato proclamato, è una scena regale e si riferisce alla cerimonia di intronizzazione del re di Israele. Il Salmo è stato sempre interpretato da ebrei e cristiani in prospettiva messianica. Il secondo Libro dei Salmi, che si apre con il dramma della dispersione del popolo e dell’esilio dell’anima, termina con l’avvento del regno del re di Pace.

Al centro, un “figlio di re”, su di lui, come su tutto il popolo, viene invocata la benedizione di Dio. A questo re Dio affida la giustizia e il diritto.

Il Salmo inizia con una preghiera a Dio affinché abiliti il re a svolgere il suo compito essenziale: giudicare con giustizia (sedaqah) e diritto (mišpat) a favore dei poveri, dei miseri, degli oppressi del popolo, al fine di donare loro lo šalom, la pace, la vita in pienezza. Il re deve governare secondo il cuore di Dio. Il suo è anche un dominio cosmico. Attorno, nella sua liricità, il Salmo pone una splendida corona naturale: monti e colline, che contribuiscono a percepire, a emanare pace e armonia.

Il Salmo precisa il tratto peculiare del governo di questo re: deve occuparsi dei “poveri”, di quelli che non hanno alcun peso nella società che conta, anzi, che spesso sono oppressi e sfruttati dai grandi e dai potenti di turno, da chi governa senza spirito di servizio. «Ai poveri del popolo renda giustizia, salvi i figli del misero e abbatta l’oppressore» (v.4). «Egli libererà il misero che invoca e il povero che non trova aiuto» (v.12). «Avrà compassione del debole e del misero» (v. 13).

Nel Vangelo di Marco abbiamo ascoltato che «Gesù vide una grande folla, ebbe compassione di loro» (6, 34). Eccolo quindi questo Re-salvatore, che prova viscere di misericordia per quanti sono stanchi e hanno fame e che provvede come locandiere ospitale e gratuito a sfamare tutti chiedendo a tutti il miracolo della condivisione. Dandoci l’esempio fino a condividere il pane del suo corpo spezzato sulla croce. «In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui» (1Gv 4, 8).

Dare non possedere, condividere non concentrare potere, fare il primo passo verso l’altro, amare per primi, «è lui che ha amato noi» (1Gv 4, 10), annuncia Giovanni nella prima Lettera. È questo l’unico potere che costruisce una vera convivenza umana, questo è l’unico potere politico da esercitare, questo è il fondamento di ogni attività amministrativa della città degli uomini, questo è l’unico fondamento mentale da assumere nell’abitare abitare la casa comune che è il pianeta terra. Come non ricordare ancora, oggi, in questa nostra amata città l’onorevole Mattarella, uomo «giusto», che assomiglia molto all’immagine dell’amministratore secondo Dio del Salmo 72, che governa con giustizia e diritto, operatore di pace, seminatore di dialogo politico. Era un uomo che, da discepolo di Gesù, e da sognatore di verità di giustizia e di pace, voleva governare secondo il sentire di Dio, desiderava contribuire a realizzare nella sua terra quanto annuncia questo Salmo messianico: «riscattare dalla violenza e dal sopruso». Piersanti Mattarella sognava che la sua terra potesse diventare «una Sicilia con le carte in regola». Ma il Salmo continua «sarà prezioso ai suoi occhi il loro sangue». Prezioso è il suo sangue, efficace la sua energia di riscatto, già nei nostri cuori come anche nelle istituzioni che serviamo e nelle città che abitiamo della sua e nostra ama Isola.  Ciascuno di noi ne segua le orme.