Nel ricordo di Don Salvatore Napoleone, testimone di fede e di bontà. Nel suo sguardo, un porto sicuro

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Alle 18 una Celebrazione Eucaristica nella Chiesa Cattedrale

Questo pomeriggio alle ore 18.00 nella Chiesa Cattedrale di Palermo sarà celebrata l’Eucarestia in occasione del ventesimo dies natalis di Don Salvatore Napoleone, presbitero della Chiesa palermitana e parroco della Cattedrale. Don Salvatore era nato a Ficarazzi il 21 marzo del 1954; morì a causa di un infarto nel pomeriggio del 19 ottobre 2001.

Padre Napoleone era un prete molto amato nelle parrocchie dove è stato. Il destino lo ha chiamato presto e nel disegno divino forse il posto migliore per lui è il paradiso dopo aver lasciato tracce del suo amore per Dio in terra. Padre Napoleone è nato a Ficarazzi e la sua gioventù viene ricordata dagli amici con un alone di ammirazione. Era buono, Salvatore, ed aveva parole di conforto anche nei momenti più difficili. Ficarazzi ha dato, dunque, i natali ad un grande uomo di chiesa e di pace. Onorati di aver avuto per amico questo prete […] a Palermo è nato un oratorio dedicato a lui nella chiesa di Parrocchia di S. Stanislao Kostka dove i bambini ne ricordano la figura ogni anno con un evento sportivo. (da Ficarazzi.eu)

DUE OCCHI, UN PORTO SICURO. UN RICORDO DI DON SALVATORE NAPOLEONE

di Luigi Perollo

Raramente mi concentro sugli elementi esteriori – che parlano tanto ma di altre cose – quando conosco per la prima volta una persona, preferisco concentrarmi sul tono di voce e, soprattutto, sullo sguardo: se non intravedo granché, la strada è in salita ma se lo sguardo cattura la mia attenzione allora difficilmente mi allontano.

Quello con don Salvatore Napoleone è stato un rapporto giocato sugli sguardi, soprattutto quando ero giovane e dovevo “disturbarlo” per chiedergli qualche cosa, come per le celebrazioni in Cattedrale durante attività scout: «Quanti sarete?» era la sua domanda, «più di mille» era la mia risposta che veniva pronunziata in attesa di cogliere nel suo sguardo, giovane parroco della Chiesa Cattedrale, un’approvazione (ne ero certo) a determinate condizioni. «Va bene, dovrete entrare tutti ma attenzione alle panche, non spostate i microfoni, rispetto per il luogo che vi accoglie e per la liturgia. Intesi?». Il suo si arrivava (ormai avevo imparato) prima con lo sguardo e poi attraverso la parola.

Un quarto di secolo fa ebbi bisogno di lui: attraversavo una fase difficile della mia esistenza, avvertivo il desiderio di parlare senza filtri e senza provare il timore di essere giudicato: «Avanti, capisco alcune cose, sono qui come vedi, ti ascolto». Anche durante quel periodo ci parlammo utilizzando gli sguardi, soprattutto il suo sguardo, come rafforzativo di ciò che veniva espresso verbalmente, il gioco di sguardi era una sorta di sigillo dopo tanti discorsi. Gli occhi di don Salvatore erano però una sorta di strada di accesso verso un porto sicuro, accogliente, familiare.

Dal settembre del 2001 a oggi ho ascoltato tanti aggettivi riferiti a questo presbitero della Chiesa palermitana che ha lasciato numerose tracce non soltanto duranti il suo ministero e nei luoghi da lui vissuti, ma soprattutto nella vita di coloro che lo hanno avuto come compagno di strada, anche se per poco tempo, anche se per poche curve: “gran bella persona”, “grande amico”, “esemplare”, “testimone di fede e di impegno”, “disponibile”, “attento”, “severo ma allegro”, “pane spezzato per gli altri”. Credo, senza ombra di dubbio, si tratti di aggettivi aderenti alla realtà, per me è sempre stato un “porto sicuro”. Mi ci sono rifugiato in quel porto, sono stato accolto e ascoltato e poi gli occhi di don Salvatore mi hanno chiesto di riprendere la navigazione, metafora del cammino della vita durante il quale ogni scelta va verificata «con onestà, senza trucchi, stringendo le mani del Signore, ascoltando ciò che vuole dirci» (settembre 1996, o giù di lì).

Penso spesso allo sguardo accogliente di don Salvatore Napoleone, e cerco di ricordarmi anche il timbro e il tono della sua voce; penso anche come avrebbe potuto continuare a servire la sua chiesa, cosa avrebbe potuto fare, come avrebbe continuato ad essere porto sicuro per coloro che bussavano al suo sguardo. In definitiva un porto sicuro rappresenta un approdo, sia pur temporaneo, durante le traversate con il mare in tempesta o durante una navigazione in cui la bussola fa i capricci.

Gli occhi di don Salvatore hanno indicato la presenza di un porto sicuro, per me e – non credo di poter essere smentito – per tutti coloro che lo hanno accolto nella propria vita.